la creanza del cafone nel vassoio l’hanno vista i convitati mentre parlano del più del meno dei vecchi tempi
il padrone di casa espone le sue idee sulla politica sull’amore sui problemi della vita qualcuno fa piedino a monica sua moglie due tette la fine del mondo e un culo che non finisce più
allo stereo le canzoni anni settanta ti ricordi il nostro ballo che notti quelle notti i giovani d’oggi non sanno più divertirsi sembrano tutti depressi.
depresso sembra pure quel giovanni là in disparte da quando è separato non è più quello di prima l’ho visto l’altra sera che caricava una negra ho riconosciuto la macchina
e intanto la creanza del cafone immobile aspetta l’appetito che in genere vien mangiando ma quello ormai è andato basta guardare le pance
la cucina è una forma d’arte ne discutono si animano si accalorano la moglie del padrone si alza voi uomini fate sempre gli stessi discorsi vado in bagno a rifarmi il trucco
nel bagno dove c’è un tizio che allunga le mani sotto la gonna le immerge nel bagnato che la verga paonazza ci scivola una bellezza infine sbrodola sulla vasca dopo pulisci bene
attorno al desco il vino cala in fretta hai sentito sembrava il gemito ma no sarà il vento si è alzato lo scirocco meno male che ho messo l’aria condizionata le bollette però certe mazzate
l’anno prossimo voglio andare alle maldive ma in inverno alla faccia di voi schiavi che lavorate pure a natale
qualcuno dice è tardi e gli altri ne convengono ciao ciao alla prossima ci vediamo ma dov’è tuo fratello eccolo lì dietro tua moglie
il padrone l’abbraccia dice sei splendida questa gonna ti dona un sacco
a due a due tutti gli ospiti se ne vanno va via il fratello e vanno via anche le mosche però la creanza è ancora lì che aspetta rassegnata nell’ordine la busta il secchio il cassonetto le fauci dei cani affamati